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Thursday, 20 November 2014

Europa, i 10 paesi dove non conviene investire: Grecia, Slovenia e Italia dominano la cassifica.

Come ogni anno, la Banca Mondiale ha pubblicato il suo rapporto su dove conviene investire nel 2015. L'analisi coinvolge ben 189 paesi, e si pone l'obiettivo di identificare quali siano non tanto gli stati in cui i mercati sono più equilibrati e, di conseguenzea, offrono maggiori opportunità di crescita, ma quelli in cui, per una serie di condizioni, lanciare una nuova attività è più facile. Diventa quindi importante capire non solo quali passaggi burocratici determinino l'apertura di una nuova azienda, ma anche la facilità con cui si ottiene un finanziamento, la copertura delle utenze, la complessità del sistema fiscale, il livello di sicurezza dei contratti e la facilità con cui si possono risolvere le controversie.
Considerando tutti questi fattori, la Banca Mondiale conferma in prima posizione Singapore, che anche per il 2015 si conferma la destinazione ideale per ogni tipo di investimento. L'Irlanda è al 13esimo posto, seguita dal Portogallo al 25esimo, la Spagna al 33esimo, la Slovenia al 51esimo, l'Italia al 56esimo e la Grecia al 61esimo.
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Monday, 10 November 2014

Dove non conviene investire in Europa.. Meglio in Repubblica Dominicana.

Il 29 ottobre la Banca Mondiale ha pubblicato il suo rapporto annuale “Doing Business”, nel quale sono raccolte numerose informazioni sullo stato dell’economia di 189 paesi del mondo, compresa una lista di quelli che sono più in grado di attrarre imprese e investimenti. Al primo posto c’è Singapore, mentre all’ultimo l’Eritrea.

Tra i parametri che la Banca Mondiale prende in considerazione per la sua classifica ci sono i tempi necessari per risolvere una causa legale, liquidare un’azienda o concludere rapporti lavorativi con i dipendenti. I paesi in cui si riesce a far rispettare più velocemente i contratti o a chiudere le aziende per fallimento sono, in media, considerati più appetibili dagli investitori e dagli imprenditori che vogliono avviare nuove società.

L’Economist ha realizzato un grafico che mostra il tempo necessario per mantenere un contratto o per chiudere i casi di insolvenza in ambito aziendale. Tra i paesi europei presi in considerazione, molti di quelli che negli ultimi anni hanno avuto problemi a causa della crisi economica e faticano ancora a riprendersi sono proprio i paesi in cui ci vuole più tempo per risolvere i problemi burocratici e giudiziari, cosa che li rende meno appetibili dal punto di vista delle aziende. L’Italia fa parte di questo gruppo con tempi lunghi per quanto riguarda la giustizia e la gestione dei contratti lavorativi. Nei paesi dove i tempi sono molto più ridotti, come in Germania, Regno Unito e Paesi Bassi sono più alte le probabilità che siano effettuati investimenti e avviate nuove imprese.